Il mondo dell’automobilismo, si sa, è in continua evoluzione. La storia ci ha regalato innovazioni tecniche, vetture intramontabili, emozioni pure in F1 e nel rally: elementi che, oggigiorno, sembrano purtroppo venir sempre meno. Si assiste dunque a un regresso che colpisce tutti, dagli appassionati ai guidatori comuni, i quali vedono calare la qualità e aumentare i prezzi, diventati ormai insostenibili per chiunque. E mentre le nuove immatricolazioni calano, i prezzi dell’usato schizzano alle stelle, complicando una situazione già precaria. Basti considerare il crollo del 40% delle immatricolazioni in Italia rispetto agli anni 2000.
Le ragioni di questo regresso automobilistico sono molteplici. Le principali cause sono sicuramente:
tensioni internazionali che generano scossoni economici, indebolendo gli Stati e i cittadini, i quali, a causa dell’aumento dei prezzi, vedono dimezzarsi il proprio potere d’acquisto;
scelte politiche e ambientali scellerate che hanno distrutto un settore, indebolendo le case automobilistiche e imponendo vincoli impossibili da adottare gradualmente;
l’aumento dei carburanti, da sempre il tallone d’Achille degli europei, viste le mancanze di materie prime e le accise incomprensibili che gravano da sempre.
In mezzo a tutte queste problematiche sta per arrivare il colpo di grazia, che annienterà totalmente la produzione di veicoli e il loro sviluppo.

Le case automobilistiche punteranno infatti a importare veicoli cinesi, rimarchiandoli e vendendoli in Europa, risolvendo così le problematiche economiche che le stanno colpendo. Anzi, tali processi — di cui la casa pioniera è sicuramente DR — porteranno introiti elevati a pochi elementi che comandano all’interno dei grandi marchi, con la possibilità di eliminare tasse, dipendenti e fabbriche.In questo modo, pochi avranno benefici economici immensi, annientando tradizioni, storia, cultura, tecnica e lavoro, e rifilando ai consumatori prodotti cinesi a prezzi dieci volte superiori ai costi di produzione e importazione.
Credo che le colpe principali siano da ricondurre anche al governo e alle autorità europee, che non hanno fatto nulla per creare un piano di sviluppo e per mantenere una produzione soddisfacente di veicoli nel nostro Paese. Se nel 2017 le vetture prodotte si attestavano sul milione di unità, oggi siamo intorno alle trecentomila: una vergogna assoluta.
All’Italia rimarrà solo il turismo, e finiremo per diventare gli albergatori del mondo.
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